Hysteria: l'invenzione del vibratore al cinema

 

 

Brillante, deliziosamente irriverente e storico.

Così è “Hysteria” la nuova pellicola firmata da Tanya Wexler e presentata all’ultimo Festival del Cinema di Roma, con un cast stellare da Maggie Gyllenhaal a Jonathan Pryce, passando per il protagonista, il bel Hugh Dancy fino ad arrivare all’intramontabile Rupert Everett.

La pellicola, una commedia brillante con humour tipicamente british, racconta la storia vera dell’invenzione del vibratore, quando negli anni 80 del IX secolo, la società era invasa dalle nuove scoperte della medicina, dai germi al problema dell’isteria, malattia che fino al 1952 venne considerata meramente un disturbo psichico femminile.“Hysteria” tocca la storia dell’arnese più famoso al mondo, svolgendo sia un ruolo storico che frizzante, tra battute irriverenti, ma mai volgari, e una credibilità talmente assurda da non essere che vera.

Tutto ruota attorno alla figura del giovane Dottor Mortimer Granville, neo-luminare di una scienza nuova, la medicina moderna, in continua lotta con la vecchia guardia medica, che praticavano le loro ormai obsolete convinzioni in materia in ospedali ed ambulatori antigienici per antonomasia. Dopo svariati impieghi come praticante Granville viene assunto presso lo studio del Dottor Dalrymple, un affermato ginecologo dell’high society londinese, con due figlie l’una devota futura mater-familias di vecchio stampo e l’altra forte di una modernità caratteriale come una suffragetta, quasi 68ina nelle movenze e nella spregiudicatezza fuori dal (suo) tempo e fortemente radicata nella convinzione di una parità sessuale da costituirsi. Granville entrerà nel magico mondo di questa famiglia a tre, a metà tra il proprio stupore nella conoscenza con la rivoluzionaria Charlotte ed originariamente innamorato della giovane Emily, e la scoperta della tecnica manuale usata dal padre per curare le sue numerose pazienti tutte afflitte da isteria, a causa di mariti disattenti e poco passionali, forse. Ma sarà l’aiuto dell’amico benefattore del protagonista, Edmund, a dare il doveroso supporto tecnico-scientifico alla suddetta tecnica stessa, grazie all’invenzione, poi testata con largo successo tra le pazienti stesse, spesso anche volontariamente, di questo aggeggio vibrante e massaggiante, come quella che da gran coincidenza storica diventerà la creazione dell’oggetto del desiderio più amato dal sesso femminile.

Un titolo del tutto rosa, la rivoluzione sessuale alle porte, le coincidenze a pioggia in uno script brillante e veloce e una sottile critica sociale, mai appesantita dai crismi del caso, fanno del film della Wexler una delle commedie meglio riuscite degli ultimi tempi, mettendo d’accordo pubblico e critica, per la semplicità con cui vien trattato l’argomento, ancora oggi considerato spesso tabù, e con una splendida carrellata nei titoli di codadei più noti modelli di vibratori inventati dal 1880 ad oggi. Con qualche personaggio illustre a fare, inconsapevolmente, da testimonial.

 

L’autoerotismo e la sua naturalezza, con base medica e risate a fior di pelle. 

Articolo di Ilaria Rebecchi